{"id":9,"date":"2008-12-03T14:48:00","date_gmt":"2008-12-03T13:48:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sudinmovimento.com\/blog\/?p=9"},"modified":"2016-12-28T21:47:50","modified_gmt":"2016-12-28T20:47:50","slug":"mobbing-in-italia-violenza-bianca-di-nuovo-a-taranto","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.sudinmovimento.com\/blog\/2008\/12\/03\/mobbing-in-italia-violenza-bianca-di-nuovo-a-taranto\/","title":{"rendered":"Mobbing in Italia. Violenza bianca di nuovo a Taranto"},"content":{"rendered":"<div align=\"justify\"><span style=\"font-size:85%;\">Di recente la stampa, registrando drammatici fatti di cronaca, \u00e8 intensamente tornata ad occuparsi del fenomeno delle morti bianche; espressione questa utilizzata ad indicare il decesso di lavoratori nello svolgimento delle proprie mansioni.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size:85%;\">Ma v\u2019\u00e8, se non silenzio, certo una tendenziale sottovalutazione di un altro fenomeno che viene profondamente ad incidere sulla e nella vita dei lavoratori, oltre che delle loro famiglie. Si tratta del<strong> mobbing<\/strong>; termine inglese questo con cui anche in Italia sinteticamente si indica una serie di azioni poste in essere nei confronti di un lavoratore in un lasso di tempo pi\u00f9 o meno protratto da parte del suo datore o anche dei suoi colleghi allo scopo di prostrarlo sino addirittura ad indurlo alle dimissioni o comunque ad espellerlo dall\u2019organizzazione lavorativa in cui \u00e8 inserito. Se riguardo ai lavoratori la morte viene connotata dal colore \u201cbianco\u201d, rispetto agli stessi soggetti la violenza a base di tal ultimo fenomeno non pu\u00f2 non essere connotata dallo stesso colore: il bianco.<\/p>\n<p>Quel che in questo fenomeno spaventa, ma forse non abbastanza da muovere a specifici interventi legislativi di tutela, che in effetti ad oggi mancano, \u00e8 la <strong>civile malvagit\u00e0<\/strong>. Si, perch\u00e9 nel mobbing ad agire contro il lavoratore \u00e8 una o pi\u00f9 persone apparentemente civili.<\/p>\n<p>E se tale fenomeno viene poi posto in essere in <strong>contesti religiosi<\/strong>? Certamente lo spavento cede allo sgomento o a ben pi\u00f9 profondi sentimenti di raccapriccio!<br \/>\nI fatti di cronaca ci hanno presentato una sorta di livellamento nei ranghi sociali e negli \u00e0mbiti di perpetrazione della moderna brutalit\u00e0. La nefandezza giunge a manifestarsi in crimine anche, purtroppo, in luoghi sottoposti all\u2019autorit\u00e0 religiosa o comunque pervasi dall\u2019aura della sacralit\u00e0. I casi sono tanti, anche soltanto a limitare il pensiero agli ambienti religiosi prevalenti in Italia, vale a dire quelli cattolici.<\/p>\n<p>Al riguardo si pu\u00f2 citare lo storico caso del convento e del paese di Mazzarino, teatro di estorsioni negli anni cinquanta in terra siciliana, sino a giungere ai numerosi casi di seminari e centri di recupero per giovani in difficolt\u00e0, scenario di abusi sessuali e di pedofilia in questi nostri ultimi anni in terra italiana e americana. Non ci si pu\u00f2 certo schermirsi sostenendo, come invece qualcuno ha fatto, che vicende di tal specie siano favorite o costruite dalla \u201clobby ebraica radical chic\u201d o dalla massoneria o dal laicismo radicale o dalla magistratura anticlericale.<\/p>\n<p>Se non amore di verit\u00e0, di quella Verit\u00e0 che per fede professano, almeno onest\u00e0 intellettuale e senso di cautela e giustizia vorrebbero che i vertici delle istituzioni ecclesiastiche riconoscessero apertamente che la fallacia degli uomini, anche di quelli che condividono le sacre vesti, si manifesta pure negli \u00e0mbiti posti sotto la propria vigilanza, cura, gestione. E se misfatti o alterazioni portano a scuotere enti e istituzioni religiose, lo stesso senso di cautela e giustizia vorrebbe che i medesimi vertici ecclesiastici intervenissero rimuovendo le cause della crisi, riparando il malfatto e prevenendo l\u2019insorgere dei fattori di pregiudizio; e ci\u00f2 <strong>prima che lo scandalo stracci non solo le loro vesti ma la stessa fede.<br \/>\n<\/strong><br \/>\nOmbre di un concreto deterioramento della corrispondenza ai superiori fini e principi della <strong>Chiesa cattolica<\/strong> paiono ora stendersi su strutture di questa o ispirate da questa presenti in <strong>terra di Taranto<\/strong>. Taranto, una terra gi\u00e0 balzata ai disonori della cronaca negli ultimi anni per gravose situazioni.<\/p>\n<p>V\u2019\u00e8 il dissesto finanziario dell\u2019Amministrazione comunale, con un debito di 357 milioni di euro, con arresti, non per\u00f2 del sindaco Rossana Di Bello, e 33 indagati, tra funzionari ed ex amministratori, per falso, abuso di ufficio, truffa, peculato, corruzione etc.<\/p>\n<p>V\u2019\u00e8 il critico inquinamento aereo di origine industriale, prevalentemente dallo stabilimento siderurgico ILVA, o, secondo alcuni, di concorrente e non trascurabile fonte veicolare, con un notevole incremento, negli ultimi 30 anni, della mortalit\u00e0 per cancro.<\/p>\n<p>V\u2019\u00e8 l\u2019inquietante problema della sicurezza della incolumit\u00e0 e della tutela della salute dei lavoratori dello stesso stabilimento ILVA, con la significativa ricorrenza di infortuni e morti bianche. Ed ora, come se tali attacchi ad essenziali beni della collettivit\u00e0, quali appunto la cosa pubblica, l\u2019economia sostenibile, l\u2019ambiente, la salute, peraltro posti in essere da alti responsabili degli enti coinvolti, non bastassero, la Terra Jonica deve registrare la <strong>mancata resistenza di strutture ecclesiastiche a tener indenni coloro che vi operano dall\u2019odioso fenomeno del mobbing.<br \/>\n<\/strong><br \/>\nNel contesto lavorativo della citt\u00e0 dei due mari, in realt\u00e0, la violenza bianca fece la sua prima clamorosa comparsa una decina di anni fa e in ambito industriale. Nel maggio del \u201997, una dozzina, poi diventata una settantina, di<br \/>\nimpiegati \u201cindesiderati\u201d del centro siderurgico ILVA furono confinati per quasi un anno in una palazzina inutilizzata e fatiscente, quella che ospitava gli uffici del laminatoio a freddo, la cosiddetta \u201cpalazzina LAF\u201d, all\u2019interno dello stesso centro siderurgico, venendo costretti all\u2019inoperosit\u00e0 e limitati nella comunicazione con l\u2019esterno.<\/p>\n<p>In tal modo si voleva imporre a questi lavoratori di accettare il declassamento contrattuale da impiegati a operai, altres\u00ec platealmente mostrando a tutti gli altri lavoratori dello stabilimento la consistenza del potere datoriale. Ai lavoratori la dequalificazione continuativa, con fini punitivi, comport\u00f2 serie conseguenze sul piano psichico e fisico. Agli autori, undici tra dirigenti e quadri del siderurgico, tra i quali Emilio Riva, presidente del Consiglio di Amministrazione dell\u2019ILVA, e Luigi Capogrosso, direttore dello stabilimento, la stessa situazione comport\u00f2 l\u2019imputazione del reato di tentativo di violenza privata, cui successivamente si accompagn\u00f2 quella per frode processuale a ragione del mutamento dello stato dei luoghi compiuto nella palazzina LAF, onde farla apparire pi\u00f9 vivibile, nel periodo compreso fra la notifica del decreto di ispezione e la sua esecuzione da parte della magistratura. L\u2019Autorit\u00e0 giudiziaria avvi\u00f2 le indagini nei primi mesi del \u201998.<\/p>\n<p>Alla fine del \u201999 si inizi\u00f2 il processo, che, in primo grado, dopo due anni, il 7 dicembre 2001, giunse a sentenza con condanne tra i due anni e tre mesi ai nove mesi di reclusione. In appello, il 10 agosto 2005, le condanne furono confermate, con pene leggermente ridotte rispetto a quelle precedentemente inflitte. La Cassazione, con sentenza 8 marzo 2006 &#8211; 21 settembre 2006, ha confermato la decisione di secondo grado. Si tratta di un emblematico e famigerato caso di mobbing, tra i pi\u00f9 citati negli studi, non soltanto italiani, su tale patologia organizzativa.<\/p>\n<p>Nel contesto lavorativo della citt\u00e0 dei due mari il mobbing sembra aver fatto di <strong>nuovo comparsa negli ultimi tempi e in un nuovo \u00e0mbito, quello ecclesiastico e, in particolare, cattolico<\/strong>; nuovo almeno per quel che si sa.<\/p>\n<p>Risultando al momento superflui ulteriori dettagli, inoppugnabile certezza v\u2019\u00e8 su alcune circostanze. <em>Una donna, sin dal <strong>1986<\/strong>, all\u2019et\u00e0 di ventitr\u00e9 anni, \u00e8 impiegata in un <strong>ente di formazione istituito e gestito nella provincia di Taranto dalla Chiesa cattolica.<\/strong><\/em> Svolge innumerevoli mansioni e si spende per la migliore organizzazione dell\u2019ente dedicando a questo tredici anni della propria vita, con <strong>grande e manifestato apprezzamento dei responsabili, dei docenti e degli studenti.<br \/>\n<\/strong><br \/>\nDal<strong> 1999<\/strong>, nello stesso ente vengono a determinarsi situazioni che, sin dagli ultimi mesi del <strong>2004<\/strong>, sulla persona della lavoratrice, ormai madre di famiglia, con marito e due figli appena adolescenti, si conclamano in gravi lesioni consistenti in <strong>disturbi, anche somatoformi, da panico e da sindrome post-traumatica da stress<\/strong> nonch\u00e9 in <strong>depressione grave<\/strong>; il tutto determinato da una continua situazione occupazionale disfunzionale caratterizzata da <strong>sovraccarico di lavoro e da costrittivit\u00e0 organizzative ed attribuibile ad un fenomeno palesemente di mobbing lavorativo e relazionale<\/strong>, come accertato da specialisti in materia e da alcune delle pi\u00f9 importanti e maggiori cliniche del lavoro in Italia.<\/p>\n<p>Nel marzo <strong>2005<\/strong>, dopo diciotto anni di lavoro nello stesso ente ecclesiastico, la lavoratrice, <strong>madre di famiglia e ormai quarantaduenne, viene licenziata.<\/strong> Le lesioni vengono diagnosticate con carattere permanente per un grado non inferiore al 71,20 per cento; si, proprio settantuno e venti per cento. A parere degli specialisti, pur con appropriate terapie la malattia potrebbe persistere per non meno di cinque-sei anni circa; si, proprio <strong>cinque-sei anni almeno di malattia, nell\u2019ipotesi pi\u00f9 fausta<\/strong>; ma residuando sempre <strong>esiti permanenti difficilmente reversibili.<br \/>\n<\/strong><br \/>\n<strong>Si \u00e8 cos\u00ec distrutta una persona e, con questa, anche la sua famiglia.<\/strong><\/p>\n<p>E la terra di Taranto, gi\u00e0 martoriata dalle disfunzioni sia del potere politico-amministrativo sia del potere economico, da questo fatto risulta ancor pi\u00f9 incisa e, questa volta, per effetto di altri \u00e0mbiti.<\/p>\n<p>Sulla vicenda, che \u00e8 emersa appunto alla fine del 2004, <strong>il potere giudiziario <\/strong>sta ad oggi ancora alacremente operando, tanto alacremente, si auspica, quanto <strong>l\u2019impenetrabilit\u00e0 del silenzio <\/strong>che assordantemente finora sul caso ha dominato.<\/p>\n<p>L\u2019auspicio del buon e intenso operare non pu\u00f2 non essere alimentato!<\/p>\n<p>D\u2019altro canto, cosa pu\u00f2 fare l\u2019individuo, vittima o non ancora vittima, innanzi al delineato dissesto se non riporre fiducia nelle superiori e imparziali istanze dello Stato di diritto, aspettandosi e, se del caso, reclamando un agire senza timore e tremore?<\/p>\n<p>Scritto il 31 Marzo 2008 da Pico della Tarantola<\/p>\n<p>Da: Le cose che non vanno.com <\/span><\/div>\n<div class=\"blogger-post-footer\"><img width='1' height='1' src='https:\/\/blogger.googleusercontent.com\/tracker\/6102228582747718179-3131598803641535061?l=sudinmovimento.blogspot.com' alt='' \/><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di recente la stampa, registrando drammatici fatti di cronaca, \u00e8 intensamente tornata ad occuparsi del fenomeno delle morti bianche; espressione questa utilizzata ad indicare il decesso di lavoratori nello svolgimento delle proprie mansioni. 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